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Addio capelli bianchi!

Al New York University Langone Medical Center il merito della scoperta della proteina Wnt, che fa sperare in una cura che ripristini il colore originario di una chioma ormai grigia o candida.

Addio capelli bianchi!
© Getty Images

Capelli bianchi. Da sempre considerati uno dei segni più evidenti dell’invecchiamento, in realtà spesso affliggono indistintamente uomini e donne sin dalla giovane età. Molti ricorderanno, tanto per fare un esempio celebre, l’ormai ex calciatore, ora commentatore televisivo, Fabrizio Ravanelli e la capigliatura candida che lo ha contraddistinto ben prima dei trent’anni. Presto il disagio che questo problema estetico comporta e le continue – e alla lunga costose – sedute dal parrucchiere per porvi rimedio potrebbero divenire solo un lontano ricordo. Merito degli studiosi del New York University Langone Medical Center (Usa) che solo pochi giorni fa hanno annunciato sulla rivista Cell di essere riusciti nell’impresa di far tornare colorato il pelo argentato di anziani topi da laboratorio.

La scoperta della proteina Wnt

A monte di questo successo una serie di esperimenti che hanno svelato la causa principale della comparsa dei capelli bianchi con l’avanzare dell’età. Si sa infatti ormai da decenni che il colore dei capelli è determinato dalla collaborazione delle cellule staminali dei follicoli piliferi con le staminali del colore, dette melanociti, ma fino ad oggi si ignoravano i procedimenti alla base di questa collaborazione. Mayumi Ito, ricercatore e assistente al dipartimento di dermatologia Ronald O. Pereleman del NYU Langone che ha guidato lo studio, ha spiegato come il suo team abbia identificato la proteina, chiamata “Wnt”,  che coordina la cooperazione tra i due tipi di cellule. Proprio la mancanza di questa proteina nei melanociti porterebbe alla crescita di capelli grigi o bianchi. I risultati dello studio, secondo il dottor Ito, suggeriscono che la manipolazione genetica della proteina di segnalazione Wnt potrebbe rappresentare un’innovativa strategia efficace non solo per fermare la comparsa dei temuti ed odiati fili d’argento, ma anche per riportare la capigliatura alla colorazione precedente. Teoria già sperimentata con ottimi risultati sul pelo dei topi. Una notizia che fa decisamente ben sperare chi si trova in difficoltà tra tinture e colpi di sole.

Non solo. La Wnt sarebbe una componente vitale anche per la crescita dei capelli, tanto che si ipotizza che una cura per il mantenimento o il ripristino del colore della chioma possa avere effetti positivi anche nel fermarne l’assottigliamento. In più, sempre la stessa proteina, sarebbe implicata nella produzione di nuovi follicoli piliferi.

Meno capelli bianchi ma non solo…

Da non sottovalutare il fatto, ancor più importante, che lo studio ha messo in luce anche un modello per la rigenerazione dei tessuti.  “Il corpo umano ha diversi tipi di cellule staminali che hanno la capacità di rigenerare altri organi”, ha spiegato il dottor Mayumi Ito. “I metodi di comunicazione tra cellule staminali del capello e del colore nel corso del ricambio pilifero potrebbero darci indizi importanti per rigenerare organi complessi contenenti diversi tipi di cellule”. Utilizzando il modello genetico del topo, i ricercatori sono stati infatti in grado di capire come il processo di segnalazione della Wnt renda possibile la collaborazione delle staminali del bulbo capillare e dei melanociti per la crescita e la colorazione dei capelli. Inoltre la sperimentazione ha mostrato come l’assenza o l’eccesso di Wnt non solo inibisca la ricrescita dei capelli, ma impedisca anche l’attivazione dei melanociti necessaria per produrne il colore, portando alla formazione di capelli bianchi o grigi. Lo studio avanza così la possibilità che l’attività di segnalazione della Wnt sia una chiave per fare un passo avanti nella conoscenza del funzionamento dei melanociti e del loro ruolo nella ricrescita dei capelli. Intuizione che potrebbe portare a una maggiore comprensione di disturbi dovuti non solo al mancato funzionamento dei melanociti, come la comparsa di capelli bianchi, ma anche associati alla loro crescita incontrollata, come il melanoma. Insomma, la scoperta, oltre a risolvere un problema comprensibilissimo, ma di tipo esclusivamente estetico, potrebbe addirittura portare a una cura per malattie molto serie.

Cecilia Lulli

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21/10/2013

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