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Aiuto!!! Ho la ritenzione idrica!

Ti senti gonfia, fai fatica a toglierti gli anelli, le caviglie sono raddoppiate di volume... Forse soffri di ritenzione idrica. Di seguito le spiegazioni del Dr. Ariel Toledano, flebologo, su questo disturbo, generalmente benigno, che colpisce in prevalenza più le donne che gli uomini.

Soffri di ritenzione idrica?
© Getty Images

Che cos'è la ritenzione idrica?

Il nostro corpo è composto per il 65-70% di acqua: i due terzi sono imprigionati all'interno delle cellule (è il liquido intracellulare), il resto si trova all'esterno (liquido extracellulare), ovvero nei vasi sanguigni (plasma) e tra le cellule (liquido interstiziale).  

"Per mantenere questo equilibrio, l'organismo è provvisto di un sistema capace di regolare l'infiltrazione e il riassorbimento dell'acqua tra i vasi, i tessuti e gli spazi interstiziali", spiega il Dr. Ariel Toledano, flebologo di Parigi. Questo sistema si basa sulla pressione osmotica (che tende sempre ad attirare l'acqua del mezzo più concentrato verso il meno concentrato) e sulla pressione idrostatica (generata dal sistema cardiovascolare). Tuttavia, può accadere che il sistema non funzioni a dovere e che l'acqua si infiltri nei tessuti e vi resti intrappolata: è la ritenzione idrica".

Le cause della ritenzione idrica

Le cause di questo problema sono molteplici: possono variare da una persona all'altra e sommarsi in uno stesso individuo. Le cause principali sono:

  • Il calore che dilata i vasi sanguigni e li rende più porosi, favorendo la fuoriuscita di acqua dai vasi e impedendone il riassorbimento da parte dei tessuti.
  • L'immobilità protratta, in piedi o in posizione seduta.
  • Un'alimentazione ricca di sale e/o povera di proteine.
  • Uno squilibrio ormonale, durante la gravidanza, prima del ciclo mestruale o in menopausa.
  • Alcuni farmaci, in particolare i corticoidi, gli antipertensivi, i neurolettici e le terapie ormonali.
  • Alcune malattie, come l'insufficienza venosa, renale o cardiaca, influiscono negativamente sul normale funzionamento del sistema di regolazione dei liquidi e sono responsabili della formazione di edemi più o meno gravi.
  • Una cattiva circolazione del sangue, che ostacola il processo di assorbimento dei liquidi.

Quali sono i segni di una ritenzione idrica?

La ritenzione idrica si manifesta con un rigonfiamento dei tessuti, noto come edema. Colpisce generalmente i piedi, le caviglie e le gambe per effetto della forza di gravità: se vedi comparire una protuberanza premendo la tibia, significa che hai della ritenzione idrica. In alcuni casi, l'edema può anche colpire il ventre o il viso: questa condizione si verifica soprattutto durante il periodo premestruale, in cui molte donne hanno la pancia gonfia e soffrono di tensione addominale, o come conseguenza dell'assunzione di alcuni farmaci (in particolare i corticoidi) che provocano gonfiore.

Altro segno caratteristico della ritenzione idrica: "un aumento ponderale rapido e inspiegabile, fino a 3 chili in 24 ore", spiega il Dr. Ariel Toledano. Non si tratta di chili accumulati a seguito di eccessi alimentari, quanto piuttosto di una variazione significativa del peso corporeo nell'arco di sole 24 ore, senza aver modificato la propria alimentazione.

 

Ritenzione idrica: quali cure?

Fatta eccezione per le cause di natura patologica, la cura della ritenzione idrica si basa essenzialmente sull'adozione di alcune misure igienico-sanitarie.

I FATTORI ALIMENTARI
Dal punto di vista alimentare, le persone soggette a edemi devono introdurre alcuni cambiamenti nel loro stile di vita, a seconda del fattore responsabile della ritenzione idrica.

  • Se il problema è causato da apporti di sale eccessivi, è opportuno ridurli, evitando, nello specifico, i prodotti in scatola, molto salati, i salumi, i formaggi a pasta dura e alcune acque gassate.
  • Nel caso in cui gli apporti idrici siano insufficienti, occorre aumentarli attraverso un maggior consumo di liquidi (acqua, tisane, zuppe), di alimenti ricchi di acqua (carciofi, cavoli, asparagi, angurie, cetrioli, carote, lattuga) e di potassio (verdure, cereali, germogli di grano e lievito).
  • Attenzione a non ridurre eccessivamente il consumo di proteine, che deve rimanere sufficiente per assicurare un corretto assorbimento dell'acqua presente nei tessuti verso i vasi sanguigni, esorta il Dr. Toledano. Noci, mandorle, cereali complessi sono ottime fonti di proteine e costituiscono, tra l'altro, degli ottimi spezzafame.
  • Alcuni alimenti possiedono proprietà drenanti particolarmente interessanti, tra cui l'ananas, la papaia, il pompelmo e anche l'indivia, l'asparago, il sedano e il carciofo.
  • È buona norma frazionare i pasti per stabilizzare la glicemia ed evitare all'organismo di sostituire lo zucchero delle cellule con l'acqua.
  • Se il fenomeno della ritenzione idrica è causato da una fragilità capillare, il consumo di frutti rossi, agrumi e tè verde, ricchi di vitamine E e P, consente di rinforzarne le pareti, spiega il flebologo.
  • Per migliorare il ritorno venoso, si consiglia di praticare un'attività fisica regolare e di evitare di rimanere a lungo in piedi o seduti.
  • A letto, sollevare le gambe riduce il rischio di edema degli arti inferiori.
  • Per le persone sensibili, evitare l'esposizione al calore.

FATTORI POSTURALI E AMBIENTALI
Nei casi di ritenzione idrica, è consigliato anche il drenaggio linfatico, poiché il sistema linfatico va a compensare la debolezza del sistema venoso. Il drenaggio può essere passivo: si tratta in questo caso di un massaggio eseguito in un centro specializzato o da un chinesiterapista. Oppure attivo: in questo caso, il drenaggio avviene durante un'attività fisica attraverso il lavoro dei muscoli profondi. Poiché il nuoto esercita un leggero massaggio facendo lavorare tutti i muscoli delle gambe, è particolarmente indicato in caso di ritenzione idrica.

E I DIURETICI?
I diuretici sono farmaci o sostanze naturali di origine vegetale che agiscono sui reni aumentando la diuresi, ovvero la quantità di urina escreta.

  • Gli integratori alimentari drenanti, leggeri e naturali, non presentano alcun pericolo per la salute e offrono risultati piuttosto buoni, dichiara il Dr. Toledano, citando l'amamelide, la vite rossa, l'ippocastano o il pungitopo. Questi ingredienti sono disponibili sotto forma di integratori alimentari o di prodotti sfusi in vendita in farmacia o nei negozi di alimenti biologici.
  • I farmaci diuretici, al contrario, non sono di alcun aiuto, sostiene lo specialista. Questi farmaci, infatti, possono danneggiare i reni e causare perdite di potassio potenzialmente pericolose, poiché espongono il soggetto a un rischio cardiaco reale. Tali farmaci devono essere somministrati a pazienti in cui la cui ritenzione idrica è la conseguenza di una patologia grave, come insufficienza cardiaca, renale o epatica.

Ritenzione idrica: quando preoccuparsi?

In genere, la comparsa improvvisa di un edema deve essere un campanello d'allarme, perché può trattarsi di una flebite, ovvero un coagulo di sangue che blocca la circolazione sanguigna (trombosi venosa profonda). Nella maggioranza dei casi, si manifesta a livello degli arti inferiori (polpacci), ma può anche colpire le altre vene dell'organismo. Se questo coagulo migra seguendo la circolazione sanguigna può raggiungere il cuore e ostruire l'arteria polmonare, causando quindi un'embolia. I segni che devono allertare solo la rapidità di insorgenza o di evoluzione dell'edema, la sua asimmetria e i dolori che possono accompagnarlo.

La ritenzione idrica è anche frequente durante la gestazione. Nella maggior parte dei casi, si tratta di un disturbo fisiologico e multifattoriale. È necessario preoccuparsi quando gli edemi compaiono o assumono all'improvviso dimensioni ragguardevoli, nell'arco di poche ore. Può essere il segno di una malattia tipica della gravidanza, nota come preeclampsia o gestosi. In questo caso, occorre consultare d'urgenza un medico, in quanto esistono rischi per la salute della madre e del nascituro.

Se soffri di ritenzione idrica, parlane con il tuo medico curante, che potrà indirizzarti a un flebologo che, meglio di tutti, sarà in grado di stabilire l'origine del disturbo e di proporre una cura mirata.

 

Amélie Pelletier
Creato il 22 marzo 2016 

Fonti:
Intervista al Dr. Ariel Toledano, marzo 2016

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09/04/2016

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